“Io non ho intenzione di deluderti, ma questa è la mia festa e tutto quello che mi resta è un vago senso di presenza eterna”, canta Maria Antonietta nella prima canzone in scaletta, quella che dà il titolo all’album uscito lo scorso marzo. La festa è quella con la quale, al Monk di Roma (dopo la data dello scorso giovedì in Santeria a Milano), la cantautrice marchigiana festeggia la chiusura del tour legato a “Deluderti“, ultima occasione per vederla sul palco prima che torni nel suo mondo fatto di mare, libri e nuove canzoni da scrivere – ché lo dice lei stessa: “Sono una paladina dello starsene in disparte, perché mi piace farmi i fatti miei”.

A Maria Antonietta basta poco per scaldare l’atmosfera e permettere agli invitati di entrare subito nel vivo della festa: le melodie irresistibili e i ritornelli catchy delle canzoni di “Deluderti”, che aprono il concerto, sembrano trasformare il piccolo palco del locale romano nello studio televisivo di qualche varietà Rai anni ’60, quelli con Mina, le Gemelle Kessler, il Quartetto Cetra, Rita Pavone e l’orchestra ad accompagnare le esibizioni dei cantanti. Negli stessi anni, in America, le Shirelles, le Ronettes e le Supremes scalavano le classifiche: e non è un caso se il pop intelligente, pungente, femminista e intriso di leggera tristezza delle hit dei girl group degli anni ’60 abbiano rappresentato, per ammissione della stessa Maria Antonietta, un riferimento importante per l’ultimo disco della cantautrice.

Pungenti, intelligenti e soprattutto femministe, a pensarci bene, le canzoni di Maria Antonietta lo sono sempre state. Anni prima dello scandalo delle molestie sessuali legato ad Harvey Weinstein, che ha portato alla nascita del Me Too e al risveglio del movimento femminista un po’ in tutto il mondo, la cantautrice marchigiana faceva del coraggio di alcune importanti figure femminili della storia (su tutte Giovanna d’Arco e Sylvia Plath) il tema di fondo del suo primissimo disco, “Marie Antoinette wants to suck your young blood”, pubblicato quando faceva ancora parte degli Young Wrists (il gruppo si sarebbe sciolto nel 2011). Di quell’album, che i fan della prima ora conservano come una preziosa reliquia (non lo si trova più neppure su Discogs), non suona ovviamente nessuna canzone, però sul palco del Monk ci ricorda di quando in “Ossa” (da “Sassi”, 2014), rispolverando la sua adolescenza da riot girl, cantava: “È che sono bella / sono anche intelligente”.

Una che negli ultimi tempi sembra essersi abbastanza avvicinata all’attitudine di Maria Antonietta è Francesca Michielin, che ormai sempre più spesso flirta con il mondo indie e itpop (negli ultimi mesi ha collezionato un’esibizione al MIAMI Festival e collaborazioni con Calcutta, Tommaso Paradiso, Cosmo, Carl Brave, Bruno Belissimo). La cantautrice marchigiana l’ha voluta non a caso come ospite della sua festa: l’ultimo singolo della Michielin è “Femme“, un vero inno femminista. Lo cantano insieme, con Maria Antonietta che accompagna le voci suonando la chitarra: “Non farti vedere che piangi, dopo ti prendono a calci / non farti vedere che sbagli, sciogli i capelli e combatti”. Cantano pure una canzone del repertorio di Maria Antonietta, “Galassie”: “È stato un pezzo importante per la mia vista, mi ha sempre molto ispirata. Infatti nel mio disco ho inserito una canzone intitolata ‘Due galassie'”, racconta la cantautrice di Bassano Del Grappa, top fucsia e uno spolverino zebrato e coprire le spalle.

L’altro ospite è “un uomo speciale che ha inventato un suo modo di dire le cose”, come lo presenta la padrona di casa. Calcutta si presenta sul palco con tutto il suo situazionismo, un cappello grigio di lana in testa e la felpa in acetato della sera prima: “Scusate il ritardo… Mi sono confuso. Ora cantiamo un pezzo di questa persona, che comincia con questo accordo qua”. La canzone scelta per il duetto è “Saliva” (forse perché si intitola come una canzone di Calcutta – o meglio: la canzone di Calcutta si intitola come quella di Maria Antonietta), che il cantautore di Latina sembra trasformare in uno dei suoi inni: “Io stasera non esco / saldamelo tu il conto / con il resto del mondo / io resto a letto”. “Il seguito di questa esperienza sarà nel futuro”, promette lui, prima di salutare il pubblico.

Quando il concerto si avvia ormai verso la conclusione, dopo l’immancabile cover di “Fotoromanza” di Gianna Nannini (di cui ha inviso una cover nel 2015, insieme ai Chewingum), Maria Antonietta si commuove ringraziando i suoi musicisti e la squadra che l’ha affiancata durante la promozione di “Deluderti”: “Questa non è la mia festa, è anche la festa di tutti quelli che hanno lavorato a questo disco e a questo tour”, dice, salvo poi tornare sul palco per il saluto finale con “Maria Maddalena”, “Animali”, “Alla felicità e ai locali punk” e “Quanto eri bello”.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
“Deluderti”
“Abitudini”
“Cara ombra”
“Vergine”
“Pesci”
“Stomaco”
“Galassie” (con Francesca Michielin)
“Femme” (con Francesca Michielin)
“Questa è la mia festa”
“Diavolo”
“E invece niente”
“Tra me e tutte le cose”
“Giardino comunale”
“Saliva” (con Calcutta)
“Con gli occhiali da sole”
“Oceani”
“Fotoromanza”
“Abbracci”
“Ossa”
“Maria Maddalena”
“Animali”
“Alla felicità e ai locali punk”
“Quanto eri bello”